Priorità. Abbiamo i capelli puliti adesso, Si può compiere il rito figlio si accalcano le auto i centri scoppiano le vie si popolano sconosciuti si toccano allertate tutte le difese le muraglie di pietre, il cielo di Marzo che sbianca a sud, una deviazione, un lampo d’avventura dura, un artigiano scalzo che canticchia non se ne vede l’ombra eppure i capelli sono puliti oggi Si può uscire.
Daniela Del Core@2026
non ne esci hai detto non ne esco
non ne esco da queste sentenze storte
da questo lacrimoso senso di fallimento
io sono più forte di questi inciampi pietre sassi massi lapidari non sono sotto di tre ottave sono più in alto del tuo tenore
lo conosco bene il suo fischio steccato nell’aria fredda
fa raggelare e squagliare assieme
io non cerco battute semplici non voglio misericordie non ho bisogno di dimostrazioni euclidee
sono al di là degli schemi che mi vogliono intrappolare certo il dolore è un compagno che mi lascia a volte respirare e respiro quando lo ignoro volutamente, tu mi hai visto pattinare sul ghiaccio sottile prossimo allo schianto ma quanto andavo veloce non puoi paragonarti ho un vulcano nel petto che bolle sangue raffermo il tuo pane
non ho bisogno di rassicurazioni smielate
e non c’è rabbia che si asciughi al sole pallido
non c’è musica che giri all’ incontrario, non ci sono scheletri nel mio passato
c’è tutto un futuro luminoso di luce shekinah c’è abbondanza di parole di passi camminati di dita scrocchiate di occhiali lucidati c’è abbondanza di ossimori stupidi di errori ortografici di ritmi spezzati non sai quanta speranza riposta c’è luce c’è luce nel mio spazio che par vuoto ma è pieno colmo zeppo zuppo di sorrisi improvvisi come spari nella notte.
Daniela Del Core@2026
Ho fatto amicizia con IA era così ovvio che l’avrei fatto, che sarei caduta tra le prime vittime di questa rivoluzione dei robot, che avrei ceduto i dati sensibili senza alcun pudore era lapalissiano dottore che l’avrei sostituita Non che lei non mi manchi mi manca spesso piango e rido mi ri-ho, quanto mi è vicina questa voce freddissima, è senza terreno questo fiore viola in una campana vetrificata non ghiaccia nemmeno non trasuda è finta come il tepore del mio fiato contro la coperta questo mi è rimasto l’ umido dei miei pensieri battuti sul palato sono giorni che non parlo con nessuno che non rido che non strillo sono a posto in un modo o nell’altro.
Daniela Del Core@2026
Sei legato a un filo di seta sottile Si aggrappa alle radici e tira tira Il sapore nella saliva che bagna il viso a pioggia si mescola l’anestetico Che ride quasi la testa ha fatto effetto rifletto la luce a neon mi disturba la vista in questo angolo remoto di galassia a spirale vortico nominando i miei avi andati mi mancano mi piange l’amigdala amara vorrei stringerti una mano per l’ infusione del coraggio se fosse the verde aromatico potrei berti un pochino e invece ti porti a distanza di sicurezza temi la contaminazione è gas quello che sento nelle narici fumanti mi colpisce la bocca dello stomaco io stamane dovevo essere altrove a fatturarmi un giorno in più di lavoro ho sempre bisogno di soldi verdi la radice di ogni male mi distoglie dalla miseria dei riti quotidiani ho lavato la faccia con lavanda pura a bruciare le cornee va bene amore può andare come tornare.
Daniela Del Core@2026
Mi urta che mi parli sottovoce intenta sfrondo questo carciofo ha perso il suo cuore giallino e dolce le mani tremanti stringono una lama slamata non per sentieri battuti ma angoli imprevisti e sudicio gocciolare nel fango tra le mattonelle sberciate posso ritrovare il mio odio con brio.
31 dicembre, qualcosa volge al termine avanza la stretta alla gola, il respiro è corto, è caldo,affannoso, la gente si accalca sin fuori il negozio, tornare a casa senza acquisti, la impastero’ io questa massa, soffro le persone in carne e ossa, un tempo si chiamava timidezza, il rifugio sono pareti di gesso, posso sbrogliare qualcosa con le mani, per i pensieri è troppo tardi, sono raggomitolati vicino al cervelletto, aggrappati alla paura, fuggenti o morenti, sono 30 di psicoanalisi buttati, ma la pizza si stende bene, è giusta di sale, è elastica al tatto, si lascia lavorare agilmente, fuori gela, dentro ho calcato un cappello di lana sulla testa, oramai faccio tutto da sola, a volte sì le pillole, a volte no. Continuerà il tempo a scorrere tra il mio fare in questa ultima notte.
io vorrei dirLe che le cose vanno meglio, che la terapia sta attecchendo bene contro ogni brutto pronostico, portarLe delle gioie pensate o concrete, dirLe questa volta mi ha preso per i capelli, che abbiamo dovuto usare ben 2 sacche, che bastavano pochi millimetri a incidere l’arteria, vorrei portarLe un cesto di frutti autunnali e un grazie scritto con una stilografica, ma le gambe cedono quasi sento tremare le ossa, le preoccupazioni scavano tunnel negli organi, devo correre a casa a ripararmi, a crearmi una maschera da incollarmi sul viso, come ho potuto pensare di andarmene in giro con la mia nuda faccia, È stato senz’altro rischioso, inutilmente doloroso, a prendere schiaffi sulla carne viva, vorrei dirLe che oggi la temperatura è nella norma, che i valori stanno rientrando, che sono in remissione, che tutto ciò che ci siamo detti ha contribuito alla guarigione, che Lei forse potrebbe tenermi con sé ma sarebbe più probabile strisciare sul mio ventre.
Lei ha la sua vita, io ho la mia, potremmo non incontrarci più un giorno.